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La voce delle donne - 3

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  Se passiamo all’attualità, tra le recenti vicende di cronaca un esempio per me scandaloso di “distorsione” del giudizio e di “silenziamento” della voce delle donne è quello che si potrebbe chiamare “l’affare ME TOO”. Com'è noto, ME TOO è l’hashtag che contraddistingue un movimento di opinione nato con il caso Harvey Weinstein, il famoso produttore cinematografico americano accusato di aggressioni sessuali - dalle molestie alla violenza - in due articoli comparsi ai primi di ottobre del 2017 sul  New York Times  e sul  New Yorker . In seguito a questi articoli, molte altre attrici hollywoodiane hanno accusato Weinstein di fatti simili, che duravano addirittura da trent’anni, ma su cui si era sempre preferito sorvolare : tra queste Asia Argento, Angelina Jolie, Gwyneth Paltrow, per citare solo le più famose. Weinstein naturalmente smentisce di avere avuto delle relazioni sessuali con donne non consenzienti, ma lo scandalo scoppia, la casa produttrice cinematografica...

La voce delle donne - 2

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Partirei, ancora una volta, dall’antica Grecia, per la precisione da due tragedie imperniate intorno a figure femminili: l’ Antigone  di Sofocle e l’ Andromaca  di Euripide. Non è il caso di ricordare la fondamentale importanza di questo genere letterario per la cultura e l’immaginario della nostra civiltà, e questo perché – come insegna Nietzsche – nella tragedia greca antica erano compresenti l’elemento apollineo (la razionalità, la compostezza formale, la misura) e l’elemento dionisiaco (che è ebbrezza, estasi, follia) e quindi parlava sia alla mente che al cuore dello spettatore, riproponendo un episodio perlopiù del mito già ben noto a tutti, ma con un’interpretazione, un taglio, un “montaggio” nuovo. Il mito era così agganciato all’attualità,  all’epoca in cui l’opera veniva rappresentata, ma le tematiche affrontate – che so, la concordia tra i cittadini, la libertà di parola, il discorso sul potere, la condizione dell’esule e della donna, la supremazia della legge ...

La voce delle donne -1

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L’idea per queste considerazioni mi è venuta dalla lettura di un libro,   Donne e potere   di Mary Beard, edito da Mondadori a febbraio 2018 nella traduzione di Carla Lazzari, o meglio dal suo sottotitolo: «Per troppo tempo le donne sono state messe a tacere». La Beard, professoressa di Antichità Classiche   a Cambridge (UK), rielabora per questo libro il testo di due conferenze da lei tenute nel 2014 e nel 2017:   La voce pubblica delle donne  e   Donne e potere . Ne risulta un testo di facile lettura, molto discorsivo e chiaro, data la sua origine “orale”: la tesi è che, da sempre, la voce femminile è stata negata, svilita, derisa, temuta e quindi ridotta al silenzio, o confinata in ambiti ben precisi e ristretti, che è la stessa cosa –  come se l’unica voce degna di essere ascoltata su temi di pubblico interesse, l’unica capace di produrre un vero discorso “sensato” fosse “naturalmente” quella maschile… Nel primo contributo la Beard parte dal primo ...

“Così fan tutte”, o il trionfo del riso e del salutare disinganno

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Chissà se Mozart, e ancor più Da Ponte, si erano resi conto della portata rivoluzionaria, per non dire eversiva, del loro “dramma giocoso” Così fan tutte ? Un’opera che ancora oggi, più che divertire, turba e disturba, tanto è spiazzante, paradossale, assurda la sua trama: figurarsi nel 1790, quando fu rappresentata per la prima volta al Burgtheater in Vienna, il 26 gennaio, diretta da Mozart stesso… a meno di pensare che, a fine ’700, la concezione dell’amore e del rapporto tra i sessi fosse più aperta di quanto non lo sia oggi, dopo la “lezione” romantica sull’amore innalzato a unica ragione di vita, unico criterio di valore, e che il pubblico settecentesco cogliesse di quest’opera l’aspetto “giocoso” – letterario, teatrale e musicale – molto più che quello drammatico (psicologico e sociale).  Da Ponte nel suo libretto si è infatti divertito a parodiare un codice letterario, quello della lirica petrarchistica, che da Bembo a Metastasio era diventato un vero e proprio vocabolario ...

Letteratura e storia in Albert Camus

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Sessant’anni fa moriva in un incidente d’auto, insieme con il suo editore Michel Gallimard, Albert Camus, tre soli anni dopo aver ricevuto il premio Nobel per la Letteratura. Una morte assurda, per cui si era anche avanzata l’ipotesi di un attentato – una morte che ha impedito a Camus di veder proclamata indipendente l’Algeria, nel 1962; una morte che gli avrebbe vieppiù confermato la legge dei contrasti che aveva segnato la sua vita lacerandola drammaticamente, come ben evidenzia Yvonne Fracassetti nel suo prezioso studio su   Albert Camus, figlio del Mediterraneo  (edizioni Gli Spigolatori, Mondovì 2011). La sua esistenza è stata marchiata a fuoco dalla Storia: nato nel 1913, è vissuto infatti in anni terribili, segnati da due guerre mondiali, da guerre coloniali, da totalitarismi neri e rossi. Suo padre è morto nel 1914, nella prima battaglia della Marna, ma è stato il colonialismo il fenomeno che più ha determinato il suo destino, facendolo nascere in Algeria, in un villag...

Autore e lettore nel "De Rerum Natura" di Lucrezio

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foto di Bruna Bonino Riprendo volutamente il titolo di un mio precedente   lavoro su Ariosto , non solo perché nel   De rerum natura   di Lucrezio il lettore è chiamato continuamente in causa, ma anche perché, da quando all’università ho frequentato il corso di estetica del prof. Pareyson, ritengo che il ruolo del lettore sia fondamentale, sia assimilabile a quello del musicista che interpreta un brano musicale: una pagina scritta rimarrebbe muta, inutile, senza un lettore, come uno spartito senza un suonatore… E se oggi i lettori determinano il successo commerciale di un autore, nel caso degli autori antichi, latini e greci, i lettori ne hanno determinato la sopravvivenza  tout court . Prima dell’invenzione della stampa, infatti, i manoscritti venivano ricopiati a mano da chi voleva leggerli ed è stata la catena secolare delle trascrizioni a permettere che arrivassero fino a noi – cioè fino alle prime edizioni a stampa, nel XV sec., che garantendo la riproducibilità...

L'infinito tradurre. Omaggio a Giacomo Leopardi

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Quest’anno compie 200 anni uno dei testi più alti – e più famosi – della poesia italiana:   L’infinito , scritto da Giacomo Leopardi a ventun anni, nel 1819. Nel mio piccolo, per celebrarlo provo a fare come lui: comparo. Non certo  quello / infinito silenzio a questa voce , ma il testo italiano di Leopardi con le traduzioni in tre lingue europee (leggibili in calce). E ne scopro delle belle: ad esempio, che i francesi non rispettano il numero dei versi dell’originale (gli inglesi e i tedeschi sì), e che nella traduzione inglese di Townsend e in quelle tedesche (di Rilke e di Enzensberger) c’è un gravissimo travisamento del senso del testo italiano, non giustificato da nessuna “ragione poetica”… Anche se “la poesia è ciò che va perso nella traduzione” (Robert Frost), non si vuole qui dare un’ulteriore dimostrazione dell’intraducibilità di una lirica, ma evidenziare la natura intimamente asintotica del processo traduttivo, il suo infinito approssimarsi senza mai arrivare a tocc...