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La voce delle donne - 2

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Partirei, ancora una volta, dall’antica Grecia, per la precisione da due tragedie imperniate intorno a figure femminili: l’ Antigone  di Sofocle e l’ Andromaca  di Euripide. Non è il caso di ricordare la fondamentale importanza di questo genere letterario per la cultura e l’immaginario della nostra civiltà, e questo perché – come insegna Nietzsche – nella tragedia greca antica erano compresenti l’elemento apollineo (la razionalità, la compostezza formale, la misura) e l’elemento dionisiaco (che è ebbrezza, estasi, follia) e quindi parlava sia alla mente che al cuore dello spettatore, riproponendo un episodio perlopiù del mito già ben noto a tutti, ma con un’interpretazione, un taglio, un “montaggio” nuovo. Il mito era così agganciato all’attualità,  all’epoca in cui l’opera veniva rappresentata, ma le tematiche affrontate – che so, la concordia tra i cittadini, la libertà di parola, il discorso sul potere, la condizione dell’esule e della donna, la supremazia della legge ...

La voce delle donne -1

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L’idea per queste considerazioni mi è venuta dalla lettura di un libro,   Donne e potere   di Mary Beard, edito da Mondadori a febbraio 2018 nella traduzione di Carla Lazzari, o meglio dal suo sottotitolo: «Per troppo tempo le donne sono state messe a tacere». La Beard, professoressa di Antichità Classiche   a Cambridge (UK), rielabora per questo libro il testo di due conferenze da lei tenute nel 2014 e nel 2017:   La voce pubblica delle donne  e   Donne e potere . Ne risulta un testo di facile lettura, molto discorsivo e chiaro, data la sua origine “orale”: la tesi è che, da sempre, la voce femminile è stata negata, svilita, derisa, temuta e quindi ridotta al silenzio, o confinata in ambiti ben precisi e ristretti, che è la stessa cosa –  come se l’unica voce degna di essere ascoltata su temi di pubblico interesse, l’unica capace di produrre un vero discorso “sensato” fosse “naturalmente” quella maschile… Nel primo contributo la Beard parte dal primo ...

Commentario siracusano

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Ciascuno ha la sua Mecca. Un luogo dove andare in pellegrinaggio almeno una volta nella vita. Per me, quel luogo è il Teatro Greco di Siracusa, durante il ciclo di rappresentazioni classiche organizzate dall’INDA, l’Istituto Nazionale del Dramma Antico. Quest’anno, per la 53° edizione del Festival, vengono messi in scena I Sette contro Tebe di Eschilo e Le Fenicie di Euripide, due tragedie ‘gemelle’, legate allo stesso episodio del Ciclo tebano, lo scontro mortale tra i fratelli Eteocle e Polinice, figli di Edipo e della moglie-madre Giocasta. Non ha senso esporre la trama di una tragedia greca, perché il centro dell’interesse dell’autore antico e del suo pubblico non è mai il “che cosa”, l’argomento mitologico già ben noto a tutti, ma il “come”: l’interpretazione, il taglio, il montaggio che ne viene dato. Nella versione di Euripide è Giocasta a ‘raccontare’ nei dettagli il mito, a partire dalla fondazione di Tebe da parte del fenicio Cadmo, bisavolo di suo marito Laio, fino alla n...