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Le strade della ghironda

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Prima di ascoltare questo CD bisogna guardare: guardare la grafica di Studioata e i fiabeschi disegni di Andrea Coppola. Sono carte da gioco sparse su un tavolo, tutte rovesciate tranne una che di volta in volta rappresenta strumenti musicali ( in primis   la ghironda) o personaggi legati a quelle musiche – suonatori di ghironda o di piva, ballerini o sposi, sacerdoti o imbonitori, poiane o pastori, Garibaldi con la ghironda o il ghirondista moderno Sergio Berardo con il suo cane. Suggeriscono una facile metafora: il CD è un mazzo di carte, che si possono girare una dopo l’altra ordinatamente o estrarre a caso, secondo l’estro del momento; le cinque canzoni-a-ballo di Berardo sono “carte speciali” come gli arcani maggiori dei tarocchi – ben mescolate alle altre carte, i pezzi solo strumentali, ma capaci di segnare la sorte, di tracciare la strada... Prima di ascoltare questo CD bisogna leggere: leggere i testi delle canzoni ovviamente, ma ancor prima leggere le quattro pagine che l...

Danzando a ritroso nel tempo

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Una danza a ritroso nel tempo non è soltanto il mio percorso di scoperta dei CD dei  Lou Dalfin , partito dall’ultimo uscito ( La meison , 2023), e approdato adesso a  L’òste del diau  (“L’osteria del diavolo”, 2004), ma il percorso stesso di Sergio Berardo alla riscoperta e valorizzazione della cultura occitana, nella convinzione che guardarsi indietro serva a vivere meglio. «Guardati indietro se vuoi vivere meglio» è infatti il consiglio con cui si chiude  Rigo-ragga , un invito a non rimanere sdraiati sul sofà davanti al televisore, ma a fare festa ballando e cantando una musica «vecchia che suona bene oggi»: è il rigodòn, danza «gioiosa, elettrica», «musica scatenata, che nasce dalla terra», eletta qui a danza-simbolo dell’Occitania, nonché emblema di tutta la musica dei  Lou Dalfin  – una musica che ha radici antiche e sguardo puntato criticamente sul presente, come il  reggae . Il titolo del pezzo,  Rigo-ragga ,   diventa così una sinte...

La musica e la storia

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Dopo la dimensione fantastica e visionaria del   Cavalier faidit ,   Musica endemica,  il penultimo CD dei   Lou Dalfin , si cala invece nella storia (e nella cronaca) dell’Occitania: per questo, il libretto che contiene le parole delle canzoni – come sempre in occitano, italiano e francese – si  apre con un’introduzione che spiega i riferimenti storici dei testi stessi ed esplicita le coordinate e gli obiettivi del lavoro dei   Lou Dalfin : definire “meglio di tanti studi antropologici e linguistici l’essenza e la natura della cultura d’oc”. E sottolineare ancora di più il legame tra questa musica e la gente occitana: l’aggettivo “endemica” del titolo contiene infatti la parola “popolo” ( démos , in greco) ed è una rivendicazione d’appartenenza, al tempo stesso orgogliosa e umile, perché non esclude chi per nascita non è occitano, ma include chiunque si accosti a questa musica, si metta in questa prospettiva. L’Occitania rivissuta da Sergio Berardo e dai ...

Visioni in musica

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Cavalier faidit   (“cavaliere esiliato, bandito”), il terzultimo CD dei   Lou Dalfin , a prima vista appare come un CD “psichedelico”, ossia visionario e fantastico nel senso tecnico del termine: dal pavé musicale di danze occitane reinventate dal genio artistico di Sergio Berardo sgorgano infatti a getto continuo, nel testo delle canzoni, personaggi  straordinari, favolosi – sirene e “uomini selvaggi”, cavalieri e pastori, corsari e passa-montagne, acciugai e poeti e suonatori… Non importa che siano attinti dal patrimonio folklorico o siano reali – l’autore li reinventa tutti, li trasfigura con la sua potenza visionaria e musicale per creare immagini memorabili (“la malinconia si fa danza / come acqua che diventa vino”, “la donna del re […] guarda persa / come un pesce in carpione”, “noi portiamo il mare sulla terra”, “la tua valle è una finestra spalancata su un universo”…), associate a ritmi icastici, altrettanto indimenticabili. La natura “fantastica” e visionaria di ...

La durata dei girasoli

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  C’è tutto un mondo dentro questo CD dei   Lou Dalfin , ormai “storico” per la band, ma da me appena scoperto nella sua poliedrica sonorità, nel suo spessore poetico, nella sua ricchezza di immagini, temi, ironia e profonda umanità. Sono 12 “canzoni a ballo” – bourrée  e corente, scottish e rigodon, circoli circassi e chapelloise, valzer e mazurche – sapientemente collegate da introduzioni strumentali e intercalate da 4 brani non cantati; così incastonati, i testi di Sergio Berardo (in occitano, con traduzione in italiano, francese e inglese) fanno la spola tra passato e presente annodando un intreccio che garantisce durata al primo e linfa vitale al secondo, purché si tenda all’autenticità. La prima canzone è un manifesto programmatico fin dal titolo:  Occitania e basta , dove “Occitania” significa una storia, una lingua, una musica millenaria, da custodire e difendere contro la “polvere dei giorni”, la stupidità e la mentalità mercantile dominante. Riprende questo...

La luna e i falò di Sergio Berardo

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Ci sono la luna e i falò, ci sono Pavese e Borges, l’Occitania e il mare, il passato e il presente – c’è tutto un mondo di passioni e di “affetti” in quest’ultimo CD dei  Lou Dalfin ,  La meison , presentato durante il concerto di domenica 29 ottobre 2023 a Saluzzo, a conclusione della grande festa occitana dell’ Uvernada . Ma soprattutto c’è la profonda, magica poesia dei testi di Sergio Berardo, resa ancor più magica dalla sua musica struggente e ruggente, che non sopporta la gabbia dei generi né l’antitesi di tradizione e innovazione,   e reinventa il genere antichissimo della “canzone a ballo”, la ballata medievale, facendone veicolo di contenuti modernissimi… Così, le tracce di questo CD possono essere sì semplicemente ballate come è avvenuto a Saluzzo – si alternano infatti bourrée e scottish, corrente e mazurke, circoli circassi e altre danze tradizionali dal ritmo ora energico e perentorio, ora delicato e sommesso; ma possono (devono) anche essere ascoltate, tenen...

Nel nome dei padri: "Nìvole da prim" di Remigio Bertolino

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  Ripeness is all   – sostiene Shakespeare – e maturità significa ritrovare o riconoscere i propri padri, confrontarsi col padre, come fa Remigio Bertolino in questa sua ultima raccolta,   Nìvole da prim, Nuvole di primavera , Interlinea edizioni, Novara 2019, che ne segna la piena maturità letteraria. I versi sono infatti affollati, oltre che di nuvole, di figure paterne, dai “padri” poetici, i trovatori provenzali – come Bertran de Born o Marcabru esplicitamente citati – al padre anagrafico, a cui è dedicata fin dal titolo la quarta delle cinque sezioni in cui è suddivisa l’opera, ma che è ben presente anche nella terza, eponima. Ed è di un padre anche la voce straziata che si rivolge al figlio morto nella prima sezione, il poemetto   Cenere e silenzi , mentre nella seconda,   Pastore , chi parla è un giovane pastore a contatto con la silente bellezza della montagna e la grazia delle nuvole “beate di luce”, che «posano la testa, quiete, / su cuscini di silenzi...

La musica, dentro

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  Ho suonato nella Grande Orchestra Occitana... Come il tamburino del celebre canto natalizio, non avevo nulla da portare, solo il mio organetto e quelle poche note che, da principiante, riesco a suonare. Ma l’Orchestra Occitana è diversa da tutte le altre: non seleziona ma accoglie, non esclude ma include: basta saper suonare musica occitana.   Quella occitana è in origine, per sua natura e vocazione, una musica che non esibisce se stessa, ma si mette al servizio della danza e della “comunità”; per questo è una musica allegra, vivace nel ritmo, orecchiabile nelle melodie, “naturale” nelle armonie… È una musica antica, che affonda le sue radici nella Provenza delle corti feudali e si è tramandata nelle vallate al di qua e al di là delle Alpi Occidentali dal Medioevo fino ad oggi, come patrimonio culturale immateriale; una musica che dagli anni ’80 è stata riscoperta e valorizzata anche attraverso la “contaminazione” con il rock, grazie soprattutto alla passione e alla comp...

L'Occitania è viva nella musica dei Lou Dalfin

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Quello tenuto dai Lou Dalfin a Mondovì il 7 febbraio 2020 al teatro Baretti poteva sembrare un concerto occitano o un concerto rock o, come suggeriva il titolo, una “Vijà”, una veglia come quelle che si facevano una volta attorno al camino o nel tepore delle stalle, riempiendo di racconti il buio della notte, ma in realtà era contemporaneamente queste tre cose e anche altro: era una performance poetica/teatrale e un’operazione altamente culturale, di rivitalizzazione di una tradizione languente nell’unico modo possibile, ricreandola, perché “una tradizione è veramente morta se la si difende invece di inventarla” (Paul Veyne). È quello che ha fatto con la musica occitana Sergio Berardo, fondatore e anima dei Lou Dalfin da circa quarant’anni, inventandosi il genere del “ballo-canzone”, canzoni da ballare, balli da ascoltare – quelli che sono stati proposti, nel concerto al Baretti, da Sergio Berardo (voce, ghironda, flauti, cornamusa); Dino Tron (organetto, fisarmonica, cornamusa); Mario...