Louise Glück, mito con variazioni
I miti classici, si sa, parlano di noi, ci raccontano le verità più profonde e oscure e continuano a farlo, dalla notte dei tempi, purché si sappia “interpretarli”. “Interpretarli” in senso musicale, come uno spartito ritrovato in fondo a un polveroso baule, da eseguire e far risuonare di nuovo: è quanto realizza mirabilmente il Premio Nobel per la Letteratura 2020 Louise Glück nella raccolta poetica Averno (trad. it. di Massimo Bacigalupo per le edizioni Il Saggiatore, Milano 2020), con una musica scabra e perentoria, tagliente e nitida come un mattino invernale. Il mito a cui il titolo stesso allude (l’Averno, laghetto vulcanico vicino a Napoli, era considerato dagli antichi l’entrata dell’aldilà) è quello di Persefone, figlia della dea della Terra Demetra, rapita dal dio degli Inferi Ade. La madre, disperata, invocò l’aiuto di Zeus che, impietosito, stabilì che Persefone ritornasse sulla terra con la madre in primavera e in estate, e vivesse sottoterra con Ade in autunno e in invern...