A cent'anni dalla nascita di Lidia Beccaria Rolfi, a ottant'anni dalla Liberazione
«Un romanzo. Una testimonianza. Una storia privata. Un momento cruciale del destino e della memoria collettiva di una generazione. Una voce da salvare: la guerra e la pace raccontate da una donna.» Così nella quarta di copertina viene presentato L’esile filo della memoria – in modo un po’ bizzarro, direi. Perché questo non è un romanzo, ma appunto una testimonianza. Testimonianza non di una storia privata, ma appunto di un momento – orribile, più che cruciale – della memoria collettiva non già di una generazione, ma di tutti noi Europei. Che continua a interpellarci: «Che cosa avrei fatto io, se fossi vissuta in quegli anni? Sarei stata vittima o carnefice, o complice dei carnefici? Avrei avuto la forza e il coraggio di Lidia, di fare la staffetta partigiana prima, e poi di sopravvivere a Ravensbrück, di ritornare in Italia, di avere un marito, un figlio, un lavoro – insomma, una vita “normale”, dopo aver vissuto l’esperienza disumana del Lager?». Dopo aver pubblicato insi...