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La Nona di Beethoven a Mondovì

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  La stagione “Mondovì Musica 2025” non poteva concludersi in modo migliore e in luogo migliore: la barocca “Chiesa della Missione”, capolavoro di illusionismo pittorico di Andrea Pozzo, non riusciva a contenere tutto il pubblico accorso per ascoltare dal vivo il massimo capolavoro di Ludwig van Beethoven, la Nona Sinfonia op. 125 in re minore, eseguita dai solisti, dal coro e dall’orchestra del Conservatorio “Giorgio Federico Ghedini” di Cuneo diretta dal maestro Gian Rosario Presutti, con la partecipazione della Corale Polifonica “Il Castello” di Rivoli, della Società Corale Città di Cuneo e del Coro Polifonico di Boves; maestro del coro Massimo Peiretti. Un organico imponente sicuramente voluto da Beethoven per “incarnare” gli ideali che la sinfonia vuole affermare – un organico imponente per un’opera monumentale, una pietra miliare nella storia della musica europea, ma non solo. La Nona sinfonia infatti non segna solo lo spartiacque tra il classicismo viennese e l’incipiente ...

Una "Mole" di armonia barocca

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Lo splendido concerto dell’ensemble “La Mole Armonica” tenutosi a Mondovì Piazza sabato 17 maggio scorso ha rappresentato un compendio esemplare, una perfetta ricapitolazione delle caratteristiche della musica strumentale nell’età barocca. Si è soliti associare il Barocco musicale al melodramma (“invenzione” italiana del Seicento), ma anche la musica strumentale come la conosciamo oggi, cioè come arte “autonoma”, slegata dal canto, nasce proprio in età barocca, trasferendo nei concerti moduli del melodramma, quali l’alternanza di "allegro - adagio - allegro" tipica delle ouverture o la struttura “a ritornello” delle arie. Nell’ambito della musica strumentale, in età barocca predominano due scuole opposte, la francese e l’italiana: la musica francese ha come forma tipica la suite di danze e spesso è musica “a programma”, cioè descrittiva; mentre in Italia i generi tipici sono il concerto grosso e il concerto solistico, il carattere dominante è la cantabilità delle melodie. I...

Dappertutto è Europa

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Solo chi non esce mai dagli angusti confini del proprio paesello, chi non ha occhi per vedere, chi non conosce la storia – né la geografia – può negare l’unità dell’Europa – o addirittura combattere contro di essa. Un viaggio nelle Repubbliche Baltiche ne è la riprova. Siamo nell’ “Estremo Oriente” dell’Unione Europea, ai confini con la Russia, a circa duemila chilometri dall’Italia, ma sembra di essere semplicemente al di là delle Alpi – e in certi casi anche al di qua. Le facciate barocche di Vilnius, capitale della Lituania, i palazzi liberty di Riga in Lettonia, i tetti a cuspide della capitale estone Tallinn si ritrovano a Monaco di Baviera come a Torino, a Vienna come a Lubecca. Il paesaggio invece – una pianura ondulata ricoperta di fitte foreste di pini rossi e betulle –, la cura per i luoghi e le cose, la pulizia, l’efficienza e la puntualità ricordano decisamente la Germania. Quelle che noi meridionali d'Europa, guardandole da lontano, accomuniamo sotto l’etichetta di “Re...

25 APRILE 2025, 80° anniversario della Liberazione

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«Liberazione da che cosa, nonna? » «Dalla guerra, dall’occupazione tedesca, certo, come leggi sul tuo libro di storia – ma non solo. I Partigiani, i combattenti per la Libertà, anche senza saperlo hanno combattuto per liberarci dal fascismo e dal suo derivato, il nazismo – ideologie disumane, fondate su odiose, velenose menzogne, due in particolare: la superiorità della “razza bianca” sulle altre, la superiorità dei cristiani sui seguaci di altre religioni, specie sugli ebrei.  Se queste “idee”, per quanto infondate e false, fossero rimaste sulla carta, forse non saremmo qui a parlarne: ma si sono incarnate in comportamenti violenti, sono state tradotte in leggi applicate con zelo degno di miglior causa, hanno costretto milioni di persone a lasciare le loro case, il loro lavoro per sfuggire alle persecuzioni cercando salvezza altrove, hanno condannato a morte quelli che non sono scappati in tempo...  E questo non è avvenuto in un paese lontano, in un passato remoto, ma al temp...

A Paul Celan, in memoriam

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Cinquantacinque anni fa, il 20 aprile 1970, moriva suicida a Parigi Paul Antschel, ossia Paul Celan, poeta ebreo di lingua tedesca. Era nato il 23 novembre 1920 a Cernowitz, in Bucovina: la sua terra natale, la Bucovina, era stata fino al 1919 una provincia dell’Impero Asburgico, l’Estremo Oriente di quello Stato che aveva comunque assicurato una pacifica convivenza fra popoli disparati e aveva diffuso al suo interno il prestigio della cultura e della lingua tedesca. Con la caduta degli Asburgo, la Bucovina entrò a far parte del Regno di Romania fino al 1939, quando a seguito del patto Ribben-Molotov fu annessa all’URSS; nel 1941 fu invasa dai nazisti che la tennero  fino al 1944, quando i sovietici la ripresero. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1990 la Bucovina divenne territorio ucraino, ma questo non riguardò più Paul Celan, gettatosi nelle acque della Senna vent’anni prima, nel 1970, per la colpa di essere sopravvissuto alla Shoah che aveva invece inghiottito i ...

Quando la nascita di una bambina bastava a sconfiggere il diavolo...

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L'oratorio barocco è una cantata sacra eseguita in forma di concerto, senza rappresentazione scenica, che fiorì nel XVII secolo a Roma, all’interno della Congregazione dell’Oratorio fondata da S. Filippo Neri, e da lì si diffuse in tutta Europa. Come nell’opera lirica, il musicista parte da un libretto, che per l'oratorio è basato generalmente su episodi tratti dal Vecchio o dal Nuovo Testamento o dall'agiografia, ma non mancano libretti su soggetti cosiddetti "ideali", che hanno per interlocutori figure allegoriche, come in questo oratorio di Alessandro Scarlatti Humanità e Lucifero , eseguito per la prima volta a Roma l’8 settembre 1704, e riproposto dall’Academia Montis Regalis per i trecento anni dalla morte del compositore. Sono questi gli Oratori più suggestivi, che superano il tempo grazie alla potenza dell’allegoria da un lato, e della musica dall’altro. Proprio questo aspetto, l’intreccio di parole e musica, mi preme mettere qui in risalto. Il testo, d...

A cent'anni dalla nascita di Lidia Beccaria Rolfi, a ottant'anni dalla Liberazione

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«Un romanzo. Una testimonianza. Una storia privata. Un momento cruciale del destino e della memoria collettiva di una generazione. Una voce da salvare: la guerra e la pace raccontate da una donna.» Così nella quarta di copertina viene presentato   L’esile filo della memoria   – in modo un po’ bizzarro, direi. Perché questo non è un romanzo, ma appunto una testimonianza. Testimonianza non di una storia privata, ma appunto di un momento – orribile, più che cruciale – della memoria collettiva non già di una generazione, ma di tutti noi Europei. Che continua a interpellarci: «Che cosa avrei fatto io, se fossi vissuta in quegli anni? Sarei stata vittima o carnefice, o complice dei carnefici? Avrei avuto la forza e il coraggio di Lidia, di fare la staffetta partigiana prima, e poi di sopravvivere a Ravensbrück, di ritornare in Italia, di avere un marito, un figlio, un lavoro – insomma, una vita “normale”, dopo aver vissuto l’esperienza disumana del Lager?». Dopo aver pubblicato insi...