La Scuola delle Nazioni a Mondovì
No, non è il nome di un nuovo organismo internazionale destinato a rintuzzare il crescente nazionalismo dei nostri giorni, deprecabile e insensata eredità ottocentesca, ma il titolo dello spumeggiante concerto barocco del Nocturnalia Ensemble: violino Mojca Jerman, slovena; violoncello Pablo Tejedor Gutiérrez, spagnolo; clavicembalo Alex Mastichiadis, greco. In realtà il titolo completo è “Scuola delle Nazioni. Tartini e i suoi discepoli, da Pugnani a Stratico” – un titolo rigorosamente filologico ma insieme ‘autobiografico’ e ‘programmatico’.
Il programma del concerto ruota infatti intorno alla mitica figura di Giuseppe Tartini, non solo straordinario violinista e compositore settecentesco, ma anche grandissimo teorico e maestro di musica.
Nato a Pirano d’Istria (oggi in Slovenia, allora “terra di S. Marco”) nel 1692, fondò a Padova una scuola di violino che chiamò “Scuola delle Nazioni” ricollegandosi all’opera di François Couperin Les Nations, che riuniva gli stili musicali di alcuni popoli europei: queste le “nazioni” illuministiche, senza il veleno delle implicazioni politiche successive. Di Tartini sono state eseguite la sonata per violino e basso continuo op.1 – un adagio in cui il basso fa da controcanto alle confidenze che la violinista sembra confessare in segreto al suo strumento e un allegro dalla perfetta geometria ‘quadrata’ – e la sonata “Pastorale” per violino discordato, cioè accordato diversamente. L’interpretazione dell’ensemble, davvero pirotecnica ed esplosiva, è trascinante: dopo il grave idilliaco e ispirato sembra di sentire rullare i tamburi nella marcia trionfale dell’allegro; il largo pomposo e maestoso è intervallato da presto focosi e scatenati, l’andante di chiusura è quasi un fandango.
Collaboratore e amico di Tartini fu il violoncellista Antonio Vandini, nato a Bologna nel 1690, dal 1721 a Padova per suonare nell'orchestra della basilica di S. Antonio: sua la sonata per violoncello IAV 1, quasi mai eseguita in epoca moderna, per la quale i Nocturnalia rivendicano giustamente la loro libertà interpretativa. Nel largo gli arpeggi del clavicembalo introducono la voce calda e languida del violoncello che piange sulla brevità dei giorni e la sfida con la musica; l’allegro reagisce energicamente alla malinconia in un crescendo di foga e appassionati contrasti; un inserto malinconico di clavicembalo e violoncello scatena la reazione risentita del breve, orgoglioso allegro conclusivo.
Allievi di Tartini sono invece il toscano Pietro Nardini e il greco Michele Stratico.
Nardini, violinista e compositore, nasce a Livorno nel 1722 e a dodici anni si trasferisce a Padova per studiare con Tartini; nel 1770 viene nominato Direttore delle musiche alla corte di Firenze, dove rimane fino alla morte. Nell’interpretazione fresca e ricca dell’ensemble, la sua sonata per violino e basso continuo F-Pc, D11040 ha un andante inquieto e vibrante, molto vivo; l’allegro è virtuosistico e intensamente espressivo; l’allegro assai toglie il fiato tanto è travolgente.
Stratico appartiene a una nobile famiglia originaria dell'isola di Creta, che dopo l'invasione turca del 1669 si era stabilita a Zara, oggi in Croazia ma allora appartenente alla Repubblica di Venezia, dove lui nacque nel 1728. Studiò legge a Padova, dove frequentò anche la scuola di violino di Tartini. Lavorò come vicario del podestà locale a Sanguinetto, nel Veronese, e contemporaneamente approfondì alcuni aspetti di teoria musicale (gli intervalli, la dissonanza e la consonanza): scrisse circa 280 composizioni strumentali, tra cui oltre 170 sonate per violino e basso, delle quali solamente 6 furono pubblicate durante la sua vita. Quella eseguita a Mondovì è infatti inedita, i musicisti si sono basati sui manoscritti custoditi nella biblioteca dell’Università di Berkeley, California: articolata in tre tempi (andante, allegro assai, presto), richiede agli interpreti grandi doti di virtuosismo strumentale, ma il carattere tempestoso e conflittuale che esprime la colloca già oltre il Barocco, nella transizione alla nuova sensibilità dell’Empfindsamkeit (stile sentimentale).
Analogamente è portatore di una nuova concezione della musica e parzialmente inedito il Trio in sol minore del violinista e compositore piemontese Gaetano Pugnani (1731-1798), ascoltato a Mondovì in prima esecuzione moderna. In questo pezzo, con cembalo obbligato, i tre strumenti hanno tutti pari importanza e costruiscono un elegante intreccio di melodie sinuose nell’allegretto, nell’andante un perfetto equilibrio di triangolazioni di infinita dolcezza, mentre il minué finale diventa il luogo di scambi incrociati frementi, quasi rabbiosi: il Classicismo cede allo Sturm und Drang preromantico.
Con questo concerto si è magnificamente conclusa l’edizione 2025 del Festival dei Giovani Musicisti Europei ideato dal compianto Lutz Lüdemann: gli appuntamenti sono stati molto apprezzati dal pubblico, non solo monregalese, che per quattro domeniche mattina ha affollato la Sala Ghislieri a Mondovì Piazza e sicuramente si ritroverà in Duomo il 21 dicembre alle 16 per il concerto di Natale del Coro della Scuola Comunale di Musica di Mondovi.

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