Risonanze senza tempo
Domenica 16 novembre, a Mondovì Piazza, il Festival dei Giovani Musicisti Europei, organizzato dalla fondazione Academia Montis Regalis, ha proposto al pubblico di appassionati che affollava la sala il recital della giovanissima violinista Giulia Rimonda, una delle interpreti italiane più interessanti della sua generazione.
Nata a Torino nel 2002, a quattro anni ha iniziato lo studio del violino con il padre, il violinista saluzzese Guido Rimonda. A diciassette si è diplomata con lode e menzione d’onore, studiando parallelamente con Pavel Berman all’Accademia Perosi di Biella, all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma, all’Accademia Chigiana di Siena e all’Accademia Stauffer di Cremona con Salvatore Accardo.
Da allora ha un carnet fittissimo di impegni, tra partecipazione a concorsi e masterclass prestigiosi (vincitrice nel 2022 del premio Roscini–Padalino della Fondazione Perugia Musica Classica e della borsa di studio Settimane del Teatro Olimpico di Vicenza, nel 2024 di quella dell’Associazione De Sono di Torino; corsi di perfezionamento con Boris Garlitsky a Parigi dal 2022 e da giugno 2024 con Sergey Khachatryan alla Hochschule für Musik di Karlsruhe) e intensa attività concertistica in Italia e all’estero: di recente è stata solista nei tour della Nord Czech Philharmonic Orchestra e dell’Orchestra della Toscana, ha debuttato a Parigi al Grand Amphitheatre della Sorbona e ha tenuto recital sia al Quirinale – in diretta Rai Radio 3 – che al Teatro dei Rozzi di Siena. Ospite in prestigiosi festival e stagioni concertistiche, si è esibita oltre che in Italia anche in Cina, Germania, Norvegia, Francia, Cuba, Kuwait, Oman, collaborando con artisti come Avi Avital, Kerson Leong, Nikolaj Znaider, Marc Bouchkov, Emmanuel Tjeknavorian, Benedetto Lupo, Luigi Piovano, Giovanni Gnocchi, Andrea Obiso – e si potrebbe continuare…
Molto suggestivo il programma, che alle Partite di Bach per violino accostava opere di autori otto-novecenteschi e contemporanei per mettere in luce – come voleva il titolo – le "risonanze senza tempo", il costante dialogo tra passato e presente, memoria storica e contemporaneità che è sotteso e dà spessore alla musica e all’arte in generale. Le forme, i generi sono infatti quelli che permangono nei secoli (in questo concerto abbiamo la sonata, il recitativo, lo scherzo, le danze…), ma ogni artista li reinterpreta secondo lo spirito del suo tempo, rivitalizzandoli; nel caso specifico della musica, è fondamentale la mediazione dell’interprete che con il suo virtuosismo, la sua sensibilità collega i brani in un percorso denso di introspezione e profondità – come ha fatto la bravissima Giulia con il suono caldo, morbido e pieno del suo violino settecentesco (un Gagliano), la sua padronanza e concentrazione assoluta, la sua tecnica impeccabile.
Il percorso non poteva non partire da Bach, di cui sono stati proposti alcuni dei brani più celebri del repertorio violinistico, come l’allemanda della Partita n.2 in re minore e l’intera Partita n.3 in mi maggiore: il preludio estremamente virtuosistico, fra trasalimento e gioco, la loure geometrica e compassata, venata di malinconia, la gavotte luminosa e fremente, scandita da un nitido ritornello; il ricamo sonoro delicato e leggero dei due menuet, la breve architettura della bourrée, che introduce la sperimentale giga conclusiva, riccamente articolata.
Tra i due pezzi di Bach era sapientemente incastonata la Sonata in mi minore op.27 n.4 di Eugène Ysaÿe (violinista e compositore belga vissuto a cavallo tra ’800 e ’900), composta da due danze e un finale: l’allemanda, molto più nervosa e tempestosa di quella di Bach, esprime una ricerca inquieta; la sarabanda, aperta da un pizzicato martellante, prosegue con un ondeggiare ipnotico della melodia; il finale è veramente acrobatico.
Appartenente alla generazione successiva a Ysaÿe, il compositore austriaco-statunitense Fritz Kreisler ama modellare i suoi lavori sullo stile degli antichi e lasciare spazio alla creatività dei suoi interpreti: così del Recitativo and scherzo op.6 Rimonda dà una versione particolarmente brillante e spiritosa, mentre nella Sonata breve del musicista francese contemporaneo Eric Tanguy sottolinea il carattere lirico e appassionato dell’esordio, seguito da una cascata travolgente di note impetuose.
Il concerto si è concluso con un dolcissimo bis, il ringraziamento della violinista per gli applausi calorosi e l’entusiasmo del pubblico.

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