Post

La musica e la storia

Immagine
Dopo la dimensione fantastica e visionaria del   Cavalier faidit ,   Musica endemica,  il penultimo CD dei   Lou Dalfin , si cala invece nella storia (e nella cronaca) dell’Occitania: per questo, il libretto che contiene le parole delle canzoni – come sempre in occitano, italiano e francese – si  apre con un’introduzione che spiega i riferimenti storici dei testi stessi ed esplicita le coordinate e gli obiettivi del lavoro dei   Lou Dalfin : definire “meglio di tanti studi antropologici e linguistici l’essenza e la natura della cultura d’oc”. E sottolineare ancora di più il legame tra questa musica e la gente occitana: l’aggettivo “endemica” del titolo contiene infatti la parola “popolo” ( démos , in greco) ed è una rivendicazione d’appartenenza, al tempo stesso orgogliosa e umile, perché non esclude chi per nascita non è occitano, ma include chiunque si accosti a questa musica, si metta in questa prospettiva. L’Occitania rivissuta da Sergio Berardo e dai ...

Visioni in musica

Immagine
Cavalier faidit   (“cavaliere esiliato, bandito”), il terzultimo CD dei   Lou Dalfin , a prima vista appare come un CD “psichedelico”, ossia visionario e fantastico nel senso tecnico del termine: dal pavé musicale di danze occitane reinventate dal genio artistico di Sergio Berardo sgorgano infatti a getto continuo, nel testo delle canzoni, personaggi  straordinari, favolosi – sirene e “uomini selvaggi”, cavalieri e pastori, corsari e passa-montagne, acciugai e poeti e suonatori… Non importa che siano attinti dal patrimonio folklorico o siano reali – l’autore li reinventa tutti, li trasfigura con la sua potenza visionaria e musicale per creare immagini memorabili (“la malinconia si fa danza / come acqua che diventa vino”, “la donna del re […] guarda persa / come un pesce in carpione”, “noi portiamo il mare sulla terra”, “la tua valle è una finestra spalancata su un universo”…), associate a ritmi icastici, altrettanto indimenticabili. La natura “fantastica” e visionaria di ...

La durata dei girasoli

Immagine
  C’è tutto un mondo dentro questo CD dei   Lou Dalfin , ormai “storico” per la band, ma da me appena scoperto nella sua poliedrica sonorità, nel suo spessore poetico, nella sua ricchezza di immagini, temi, ironia e profonda umanità. Sono 12 “canzoni a ballo” – bourrée  e corente, scottish e rigodon, circoli circassi e chapelloise, valzer e mazurche – sapientemente collegate da introduzioni strumentali e intercalate da 4 brani non cantati; così incastonati, i testi di Sergio Berardo (in occitano, con traduzione in italiano, francese e inglese) fanno la spola tra passato e presente annodando un intreccio che garantisce durata al primo e linfa vitale al secondo, purché si tenda all’autenticità. La prima canzone è un manifesto programmatico fin dal titolo:  Occitania e basta , dove “Occitania” significa una storia, una lingua, una musica millenaria, da custodire e difendere contro la “polvere dei giorni”, la stupidità e la mentalità mercantile dominante. Riprende questo...

Storia di Lorenzo, che salvò Primo

Immagine
Il libro che mi è arrivato dalla biblioteca della mia amica Giuliana Bagnasco , più di un anno dopo la sua morte, come suo ricordo, era uscito presso gli Editori Laterza nel marzo 2023, e lei non aveva più fatto a tempo a recensirlo: tocca perciò a me cercare di farlo adesso, glielo devo – tanto più che quest’anno cadono gli ottant’anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, e la storia sembra tornare indietro... È il libro di uno storico torinese, Carlo Greppi, che fin dalla sua tesi di dottorato si è occupato di Storie di gente comune nell'Italia della guerra civile  (Feltrinelli 2016), e in questo libro, Un uomo di poche parole. Storia di Lorenzo, che salvò Primo , ricostruisce la biografia di Lorenzo Perrone, il muratore di Fossano che ad Auschwitz aiutò sistematicamente Primo Levi, permettendogli di sopravvivere al lager, e oggi è riconosciuto come “giusto tra le nazioni” nello Yad Vashem , il museo della Shoah a Gerusalemme....

La luna e i falò di Sergio Berardo

Immagine
Ci sono la luna e i falò, ci sono Pavese e Borges, l’Occitania e il mare, il passato e il presente – c’è tutto un mondo di passioni e di “affetti” in quest’ultimo CD dei  Lou Dalfin ,  La meison , presentato durante il concerto di domenica 29 ottobre 2023 a Saluzzo, a conclusione della grande festa occitana dell’ Uvernada . Ma soprattutto c’è la profonda, magica poesia dei testi di Sergio Berardo, resa ancor più magica dalla sua musica struggente e ruggente, che non sopporta la gabbia dei generi né l’antitesi di tradizione e innovazione,   e reinventa il genere antichissimo della “canzone a ballo”, la ballata medievale, facendone veicolo di contenuti modernissimi… Così, le tracce di questo CD possono essere sì semplicemente ballate come è avvenuto a Saluzzo – si alternano infatti bourrée e scottish, corrente e mazurke, circoli circassi e altre danze tradizionali dal ritmo ora energico e perentorio, ora delicato e sommesso; ma possono (devono) anche essere ascoltate, tenen...

Light My Fire

Immagine
Era settembre del 1967 quando alla televisione americana, ospite dell’Ed Sullivan Show, un gruppo rock da poco costituitosi, The Doors, cantò una canzone ‘scandalosa’, Light My Fire . Non poteva mancare, nella pagina che Margutte dedica al fuoco! La canzone (testo e musica di Jim Morrison, Robby Krieger, Ray Manzarek e John Densmore) era stata originariamente registrata nell'agosto 1966 per il loro album di esordio, The Doors . Cantata da Jim Morrison con la sua voce roca e graffiante, introdotta dalle evoluzioni alla tastiera di Ray Manzarek, è bipartita da un intermezzo strumentale che permette di cogliere tutto il celebre sound dei Doors – una mescolanza di jazz e blues, musica classica e indiana, con la chitarra di Robby Krieger che echeggia la musica spagnola e il flamenco e la batteria tribale, esotica ed espressionista di John Densmore. Anche il testo, costituito dal ritornello ossessivo che ordina “accendi il mio fuoco” e da due strof...

RESONET IN LAUDIBUS (breve storia di un canto natalizio)

Immagine
Non c’è forse nessun altro canto natalizio latino che sia stato tramandato in altrettante varianti della forma originaria, nelle più diverse traduzioni e rielaborazioni, come il famoso  Resonet in laudibus , apparso per la prima volta come ninnananna di Natale nell’Europa medievale. Dal XIV secolo fino al nostro tempo questo canto assolutamente unico non ha cessato di modificarsi, dalla  Cantio  medievale fino al grande Mottetto corale. Le più antiche versioni di questo canto si trovano in manoscritti del XIV secolo, in un Cantionarium dell’Abbazia di Seckau in Stiria (1345) e nel Graduale di Moosburg (Baviera, 1360). Ma sicuramente le origini risalgono a molto più indietro. Anche in Boemia il canto si diffuse rapidamente all’incirca nella medesima epoca. Mentre a Seckau il Resonet serviva come cornice musicale in ambito liturgico, per la precisione per il Cantico di Simeone Nunc dimittis , a Moosburg era utilizzato a Natale come conductus (canto d’accompagnamento) a...