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Improvvisi e preludi, di Giannino Balbis

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Poesia “dolorosa ma vera”, quella di Giannino Balbis. Talmente dolorosa che deve fingere di giocare con le parole – e ricorre ai calembours, attinge a tutte le varietà linguistiche dell’italiano, conia parole inesistenti sommandone due con un trattino, fa dell’ironia e della musica (fin dal titolo) – per smussare l’atrocità del dire. Del resto, come insegna Pessoa: «Il poeta è un fingitore / finge così completamente / che arriva a fingere che è dolore / il dolore che davvero sente»… Nasce così un gioco di specchi, di rifrazioni continue fra realtà e letteratura, fra  Erlebnis  e  Dichtung , in cui la seconda è il filtro – ora ironico, ora pietoso – che permette di “guardare”, di interrogare la prima, se non di accettarla, e il vissuto è ciò che evita alla poesia di risultare esangue e freddamente erudita, la rende palpitante di umanità, ricca di “motivi” e quindi davvero polisemica e inesauribile, aperta alle più varie interpretazioni – di cui la qui presente è solo un po...

Sull'orlo del tempo con Giuliano Ladolfi

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L’orlo del tempo : un titolo intensamente poetico per un romanzo tenero e delicato, malinconico ed elegante, che attraverso la vita di tre personaggi e i loro rapporti dipinge l’affresco di una generazione e di un’epoca, gli anni che vanno dal 1968 al 2008. Sono anni caratterizzati da profondi mutamenti economici sociali e filosofici (il passaggio da un mercato nazionale a un mercato globalizzato, la contestazione giovanile, l’irruzione del relativismo), qui colti da una prospettiva “privata” e “provinciale”. Ambientato quasi interamente nel Piemonte orientale, tra Borgomanero e Stresa, il romanzo vale anche come testimonianza della trasformazione di un tessuto sociale che i personaggi sembrano subire senza riuscire a coglierne gli elementi di positività, legati come sono alla loro adolescenza, al rifiuto di invecchiare, alla permanenza del passato: attaccati come sono –  verrebbe da dire – all’ orlo del tempo , nel tentativo impossibile di fermarlo. Nel romanzo, suddiviso in quatt...

Commentario siracusano

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Ciascuno ha la sua Mecca. Un luogo dove andare in pellegrinaggio almeno una volta nella vita. Per me, quel luogo è il Teatro Greco di Siracusa, durante il ciclo di rappresentazioni classiche organizzate dall’INDA, l’Istituto Nazionale del Dramma Antico. Quest’anno, per la 53° edizione del Festival, vengono messi in scena I Sette contro Tebe di Eschilo e Le Fenicie di Euripide, due tragedie ‘gemelle’, legate allo stesso episodio del Ciclo tebano, lo scontro mortale tra i fratelli Eteocle e Polinice, figli di Edipo e della moglie-madre Giocasta. Non ha senso esporre la trama di una tragedia greca, perché il centro dell’interesse dell’autore antico e del suo pubblico non è mai il “che cosa”, l’argomento mitologico già ben noto a tutti, ma il “come”: l’interpretazione, il taglio, il montaggio che ne viene dato. Nella versione di Euripide è Giocasta a ‘raccontare’ nei dettagli il mito, a partire dalla fondazione di Tebe da parte del fenicio Cadmo, bisavolo di suo marito Laio, fino alla n...

Nel nome dei padri: "Nìvole da prim" di Remigio Bertolino

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  Ripeness is all   – sostiene Shakespeare – e maturità significa ritrovare o riconoscere i propri padri, confrontarsi col padre, come fa Remigio Bertolino in questa sua ultima raccolta,   Nìvole da prim, Nuvole di primavera , Interlinea edizioni, Novara 2019, che ne segna la piena maturità letteraria. I versi sono infatti affollati, oltre che di nuvole, di figure paterne, dai “padri” poetici, i trovatori provenzali – come Bertran de Born o Marcabru esplicitamente citati – al padre anagrafico, a cui è dedicata fin dal titolo la quarta delle cinque sezioni in cui è suddivisa l’opera, ma che è ben presente anche nella terza, eponima. Ed è di un padre anche la voce straziata che si rivolge al figlio morto nella prima sezione, il poemetto   Cenere e silenzi , mentre nella seconda,   Pastore , chi parla è un giovane pastore a contatto con la silente bellezza della montagna e la grazia delle nuvole “beate di luce”, che «posano la testa, quiete, / su cuscini di silenzi...

Nel nome dei Bach

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Come in letteratura, anche in musica il confronto fra autori “minori” e “maggiori” permette di comprendere meglio le ragioni della grandezza, e di riuscire almeno a intravedere in che cosa consista il valore artistico, se non altro per differenza: sia in letteratura che in musica, infatti, i “mattoni” con cui si costruisce un capolavoro sono gli stessi che vengono impiegati per componimenti gradevoli ma non particolarmente originali, e non destinati a durare nel tempo. È quanto è stato reso possibile dal programma del concerto  Dinastie musicali  tenutosi sabato 4 maggio a Mondovì Piazza nell’ambito della stagione “Mondovì musica”: un programma molto interessante, che proponeva dapprima l’Ouverture n.2 in sol maggiore di un cugino più anziano di Johann Sebastian, Johann Bernhard Bach, la sinfonia in fa maggiore F67 di Wilhelm Friedemann, figlio maggiore del Bach “maggiore”, e il concerto in fa minore per clavicembalo di Jiří Antonín Benda, un giovane musicista boemo molto ammi...

I "Quarantena" e la quarantena (per non dimenticare il 2020...)

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  C’è un gruppo punk-rock monregalese che è sulla cresta dell’onda, di questi tempi:   i   QUARANTENA. Quando sono nati, nel 2005,   la   quarantena era di là da venire, una cosa neppure immaginabile se non per quei pochi viaggiatori provenienti da paesi lontani infestati da qualche innominabile, contagiosissimo morbo: c’era solo la passione per il punk-rock che univa quattro ragazzi monregalesi, come molla per andare “oltre” l’angolo di provincia dove vivevano. «Noi pensavamo ovviamente ad una quarantena figurata, una sorta di isolamento – spiega Marco Giraudo, in arte “Giro”, cantante della band – . Lo facevamo pensando soprattutto alla nostra provincia, spesso tagliata fuori da quelli che sono i “centri” culturali, e nel nostro caso musicali della penisola. In particolare, parlando di punk-rock, la Granda non è mai stata così florida. Se non nel periodo che ha preceduto la nostra nascita (penso a gruppi come Nastro Isolante o Insolito Medio), che di sicuro ha...

Gulliver e i Lillipuziani

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Ho letto il romanzo di Swift in un’edizione ridotta, per bambini, quand’ero bambina, e ne ricordo in particolare un’illustrazione: raffigurava un uomo vestito alla moda del Settecento, sdraiato a terra, su cui si arrampicavano, grazie a una ragnatela di corde, tanti piccolissimi omini. I Lillipuziani non vogliono far del male a Gulliver, sono solo curiosi, curiosissimi, perché non hanno mai visto un gigante come lui e vogliono cercare di capire com’è fatto, qual è il suo segreto: ne hanno anche un po’ paura, grosso com’è potrebbe schiacciarli come formiche, senza neanche accorgersene. Così l’hanno prima avvolto in mille cordicelle, e poi gli sono saliti sopra con i loro attrezzi – lenti d’ingrandimento, aghi, martelli, strumenti di misura di vario tipo – e hanno cominciato a esplorarlo come se fosse una terra incognita. Non parlano la sua lingua, né lui la loro, ma non se ne preoccupano minimamente – né gli passa per l’anticamera del cervello che il loro tramestio sul suo corpo possa d...