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Eugenio Corsini: un ricordo

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Eugenio Corsini, morto pochi giorni fa, è stato mio professore all’Università di Torino, negli anni Settanta, come docente di Letteratura Cristiana Antica. Per una studentessa del corso di laurea in Filologia Classica, quale ero io, Letteratura Cristiana Antica era un esame facoltativo, ma io ho voluto ripeterlo, tanto ero rimasta affascinata dal primo corso che avevo seguito, e l’ho inserito nel mio piano di studi anche l’anno successivo. L’argomento del corso erano le  Confessioni  di S. Agostino – un’opera fondamentale nella letteratura occidentale, l’archetipo del genere autobiografico-introspettivo, da cui discendono il  Secretum  di Petrarca o le  Confessioni  di Rousseau – ma il professor Corsini avrebbe reso interessante qualunque testo avesse preso come oggetto di studio. Grazie alla sua lettura agostiniana ho capito veramente che cosa fosse e a cosa servisse la filosofia: a vivere consapevolmente. Lo ricordo come un bell’uomo dalle mani aristocrat...

Intervista impossibile a Dada Bianchi

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Tu sei conosciuta con il cognome di tuo marito, il pittore cuneese Ego Bianchi e, pur dipingendo tu stessa, sei più nota come moglie di pittore che come pittrice. La cosa non ti dà un po’ fastidio? Sai che non ci avevo mai pensato? Comunque no, assolutamente no: né nei dieci anni vissuti insieme, né dopo la sua morte. Del resto, quando ci siamo conosciuti lui era già un pittore affermato, mentre io non ero nessuno. E probabilmente non avrei mai dipinto niente, se non avessi incontrato lui: la mia arte è un suo dono, non ho nessuna difficoltà a riconoscerlo. Come se l’arte fosse una malattia contagiosa. Come se il suo pennello fosse una bacchetta magica che trasformava chi ne era toccato in pittore… Mi sono sentita valorizzata e capita da lui come non mi era mai successo prima. Sì, una certa predisposizione artistica innata l’avrò anche avuta, ma è l’amore ad averla portata a frutto, e a sua volta il nostro amore traeva alimento dall’arte. Amore e arte erano intimamente fusi e si accr...

Dal diario di una lettrice

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Sono sempre stata una lettrice esigente, per non dire incontentabile. Non che sia  choosy , questo no, ma mi sono educata sui classici, il mio palato è diventato raffinato… Poi, ho un’acuta consapevolezza del valore del tempo, e non voglio sprecare il mio a leggere libri di poco o nullo valore, libri piatti, banali, noiosi, libri che non mi “danno” niente. Così, per non correre rischi, da anni mi ero orientata più verso la saggistica e la poesia che verso la  fiction : la saggistica per la mente, la poesia per il cuore – e per il romanzo il cartello “tutto esaurito”: mi limitavo a rileggere i classici, per non correre  rischi. Lo so, lo so, la mia è una semplificazione eccessiva: ci sono saggi poetici e inebrianti, come quelli del fisico Carlo Rovelli; ci sono poesie  che nutrono la mente, come quelle di Leopardi; e anche sui romanzi mi sono dovuta ricredere… Un giorno una mia amica, redattrice di una piccola casa editrice che pubblica testi di autori per lo più loca...

Marguerite Yourcenar, la Scrittura e il Tempo

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Trent’anni fa, il 17 dicembre 1987 – dopo una vita nomade sia per scelta che per cause di forza maggiore – moriva  a Mount Desert, nel Maine, Marguerite Yourcenar, nata a Bruxelles nel 1903. Anche se l’opera più famosa della Yourcenar è indubbiamente il romanzo  Memorie di Adriano  (1951), preferisco ricordarla qui attraverso l’altro suo grande romanzo,  L’opera al nero , la raccolta di saggi  Il Tempo, grande scultore  e i racconti di  Come l’acqua che scorre . L’ Opera al nero  (1968) racconta la storia di un uomo del Cinquecento, Zenone, medico, alchimista, filosofo, dalla nascita illegittima a Bruges fino a quando, imprigionato con l’accusa di eresia e pratiche illecite, preferisce darsi da sé la morte anziché aspettare il carnefice. Zenone viaggia per l’Europa e il Levante, esercita la medicina tanto al capezzale degli appestati quanto presso i sovrani, si dedica a ricerche in anticipo sulla scienza ufficiale del tempo: realizza di fatto l’uo...

Dal Medioevo al Settecento in tre concerti

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Si è conclusa con Mozart la ‘sessione autunnale’ della stagione concertistica monregalese organizzata dalla Fondazione   Academia Montis Regalis : i tre concerti tenutisi a Mondovì tra il 29 settembre e il 28 ottobre 2017 hanno compendiato mirabilmente la storia della musica occidentale, dal gregoriano medievale al Settecento, vigilia della rivoluzione romantica. Il coro gregoriano di Bologna  Mediae Aetatis sodalicium   – nove voci femminile di sublime purezza, dirette da Bruna Caruso – ha intonato “Invocazioni di dolore e di speranza nel canto gregoriano”: il concerto è stato un viaggio nel tempo, che ci ha riportato nei monasteri romanici e nelle certose dove monaci e monache pregavano attraverso questa musica purissima, totalmente disincarnata. Il gregoriano, nato nelle catacombe, era uno stile monodico, basato sul ritmo della parola, che realizzava una fusione totale tra parola e musica, fede e arte. Col tempo la linea melodica si è arricchita di altre voci, si ...

Tutte le donne di Don Giovanni

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No, non parlerò proprio di tutte le donne di Don Giovanni, quali risultano dalla celeberrima aria del “Catalogo” (se volete contarle, sono in tutto: 640 in Italia + 231 in Germania + 100 in Francia + 91 in Turchia + 1003 in Spagna = 2065, parola di Leporello), ma delle due donne che nell’opera di Mozart, rappresentata per la prima volta a Praga il 29 ottobre di 230 anni fa, sono al suo livello, appartengono alla sua stessa classe sociale, gli tengono testa alla pari: ossia Donna Anna e Donna Elvira. Un attento esame del testo delle arie, dei duetti e dei recitativi, magistralmente scritti dalla penna di Lorenzo Da Ponte in un italiano di sorprendente modernità, porta a conclusioni inaspettate, e può gettare nuova luce, anche oggi, sui rapporti uomo-donna e sulle dinamiche del desiderio. Quando si apre il sipario, Leporello fa da sentinella al suo padrone, intento a sedurre qualcuna: ma subito irrompe sulla scena Don Giovanni, tenuto forte per un braccio da Donna Anna. DONN’ANNA Non spe...